Lo stress correlato all’attività lavorativa non è una malattia, ma una situazione prolungata di tensione che può ridurre l’efficienza sul lavoro e determinare un cattivo stato di salute.
A partire dal 1° gennaio 2011, in seguito all’approvazione delle Indicazioni Metodologiche elaborate dalla Commissione Consultiva Permanente per la salute e la sicurezza sul lavoro, divulgate con la Lettera Circolare del 18 novembre 2010, è obbligo del datore di lavoro valutare tra gli altri, il rischio da stress lavoro-correlato

 

Lo stress è il risultato di un processo che coinvolge l’individuo durante la sua interazione con l’ambiente. Nell’ambito del lavoro tale squilibrio si può verificare quando il lavoratore non si sente in grado di corrispondere alle richieste lavorative. Tuttavia non tutte le manifestazioni di stress sul lavoro possono essere considerate come stress lavoro-correlato.
Lo stress lavoro-correlato è quello causato da vari fattori propri del contesto e del contenuto del lavoro.

Stress lavoro correlato: la situazione attuale

 

I dati relativi alla situazione attuale sono il risultato delle ricerche svolte in seguito al mandato dato dalla Comunità Europea, nel 2002, alla European Agency for Safety and Health at Work, di attivare un Osservatorio dei rischi psicosociali.
Sono stati presentati nel 2005 e costituiscono la base per l’identificazione degli interventi di prevenzione e miglioramento.

In particolare:
• 20 miliardi di euro indicano il costo annuale sostenuto per lo stress
• 1 lavoratore europeo su 4 ne soffre
• È il secondo problema di salute legato all’attività lavorativa riferito più frequentemente, dopo i disturbi muscolo-scheletrici, in particolare il mal di schiena
• Ne soffre il 22% dei lavoratori dei 27 stati membri
• Il 50-60% di tutte le giornate lavorative perse è riconducibile allo stress
• Ricerche effettuate dalla European Foundation nel 2007 sottolineano l’aumento dei rischi psicosociali e lo stress lavoro-correlato tra le cause più comuni di malattia riferite da oltre 40 milioni di lavoratori nella UE
• Il trattamento sanitario del disturbo depressivo collegato incide direttamente sull’economia europea per 44 miliardi di euro, con una perdita di produttività pari a 77 miliardi di euro (European Heart Journal, 2009) e a tal proposito ricordiamo che l”Organizzazione mondiale della Sanità prevede che entro il 2020 la depressione – spesso associata a uno stile di vita stressante – sarà la principale causa di assenza sul lavoro.

 

Stress lavoro correlato: la normativa

 

L’art. 2087 del Codice Civile “Tutela delle condizioni di lavoro” recita che: “L’imprenditore è tenuto ad adottare nell’esercizio dell’impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro”.

Era già implicito tutto ciò che poi è stato dettagliato successivamente:
• prima nel D.Lgs. 626/94, laddove si parlava di tutela dell’integrità psicofisica del lavoratore;
• poi con il Decreto 81, dove l’attenzione viene focalizzata sull’aspetto preventivo in termini di tutela del benessere e quindi di assenza di disagio.

 

I riferimenti legislativi più importanti sono:

l’Accordo Europeo

Risale al 2004, sottoscritto dal sindacato europeo, CES e dalle organizzazioni datoriali europee e recepito nel nostro paese nel 2008, viene espressamente richiamato nel D.Lgs. 81/08, in cui il legislatore stabilisce che il datore di lavoro sia tenuto a valutare tutti i rischi e ad indicare, nel documento redatto a conclusione della valutazione, le misure di prevenzione e protezione individuate e le procedure per la loro attuazione.
L’accordo – viene espressamente detto – non concerne la violenza, le molestie e lo stress post-traumatico, bensì esclusivamente lo stress lavoro-correlato.
Nell’Accordo europeo ci sono già le indicazioni per effettuare la valutazione del rischio stress lavoro-correlato e soprattutto i criteri fondamentali che orientano una valutazione efficace di questo rischio ossia la partecipazione e la collaborazione dei Lavoratori e/o i loro Rappresentanti, prevedendo inoltre adeguata informazione e formazione sia sul rischio stesso che sulla consapevolezza del ruolo da svolgere.

 

Il D.Lgs. 81/2008

All’art. 28 del D. Lgs. 81/08 si prevede che la valutazione dei rischi “deve riguardare tutti i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori, ivi compresi quelli riguardanti gruppi di lavoratori esposti a rischi particolari, tra cui anche quelli collegati allo stress lavoro-correlato, secondo i contenuti dell’Accordo europeo dell’8 ottobre 2004” e del dell’Accordo europeo avvenuto l’anno successivo.

In ragione delle difficoltà operative ripetutamente segnalate in ordine alla individuazione delle corrette modalità di attuazione di tale previsione legislativa, in sede di adozione delle disposizioni integrative e correttive al citato D.Lgs. n. 81/2008, è stato introdotto all’articolo 28 il comma 1-bis, con il quale si è attribuito alla Commissione consultiva il compito di formulare indicazioni metodologiche in ordine al corretto adempimento dell’obbligo, finalizzate a indirizzare le attività dei datori di lavoro, dei loro consulenti e degli organi di vigilanza.

 

Lettera Circolare del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali del 18 novembre 2010

Al fine di rispettare, entro il termine del 31 dicembre 2010, la previsione di cui all’articolo 28, commi 1 e 1-bis, del D.Lgs. n. 81/2008, la Commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro ha costituito un proprio comitato a composizione tripartita il quale, a seguito di ampio confronto tra i propri componenti, ha elaborato il documento, licenziato dalla Commissione consultiva nella propria riunione del 17 novembre 2010 e oggetto della Lettera Circolare del 18/11/2010.
Tali indicazioni metodologiche sono state elaborate nei limiti e per le finalità puntualmente individuati dalla Legge tenendo conto della ampia produzione scientifica disponibile sul tema e delle proposte pervenute all’interno alla Commissione consultiva e sono state redatte secondo criteri di semplicità, brevità e comprensibilità.

 

Stress lavoro-correlato: chi riguarda

Lo stress sul lavoro può colpire chiunque, a qualsiasi livello, in qualsiasi settore e in aziende di ogni dimensione. Influisce sulla salute e la sicurezza delle singole persone, sulla salute delle imprese e sulla salute delle economie nazionali.
Lo stress può mettere in pericolo la sicurezza sul luogo di lavoro e contribuire all’insorgere di altri problemi di salute legati all’attività lavorativa quali i disturbi muscolo-scheletrici.
Lo stress incide in misura massiccia sul risultato economico di un’organizzazione.

Nell’obbligo di sicurezza che incombe sul datore di lavoro, rientra sicuramente quello di prevenire lo stress, che è stato preso in considerazione anche prima del D.Lgs. n. 81/2008: veniva preso però in considerazione solo quello riferito a determinati lavori, ad esempio, i cosiddetti «lavori usuranti». Oggi, invece, la novità che è stata introdotta con il decreto n. 81 è che lo stress può colpire tutti i tipi di lavori e i suoi effetti si propagano dal singolo al suo contesto, ripercuotendosi dal micro al macro, ma anche viceversa in una spirale negativa e distruttiva che rende indispensabile la sua prevenzione con azioni che inneschino invece dei processi virtuosi e costruttivi.

 

Valutazione e gestione del rischio stress lavoro-correlato per le aziende nella Guida INAIL aggiornata al 2017

A sei anni dalla pubblicazione della metodologia per la valutazione e gestione del rischio stress lavoro correlato (2011), i ricercatori INAIL del Dipartimento di medicina, epidemiologia, igiene del lavoro ed ambientale (DIMEILA), hanno messo a punto l’aggiornamento della metodologia e pubblicato la nuova edizione della Guida 2017 con il fine di aggiornare ed ottimizzare gli strumenti metodologici offerti e supportare ulteriormente le aziende.
La pubblicazione del nuovo manuale e della versione rinnovata della piattaforma online sono disponibili sul portale INAIL e tra le novità sono inclusi gli aggiornamenti sugli strumenti di valutazione e di supporto; una migliore strutturazione arricchita da box riassuntivi ed esempi relativi agli elementi chiave delle diverse fasi; un nuovo capitolo sulla piattaforma online e contenuti più approfonditi, compreso un paragrafo sulla pianificazione degli interventi. L’obiettivo è quello di fornire un percorso sistematico, frutto di un lungo processo di ricerca, che permetta al datore di lavoro e agli addetti alla prevenzione in azienda, di gestire il rischio nell’ottica della semplicità e del rigore metodologico, caratterizzato anche dall’utilizzo di strumenti validi, permettendo così di effettuare un percorso valutativo e gestionale scientificamente corretto, attraverso il coinvolgimento attivo dei lavoratori e delle figure della prevenzione presenti in azienda.
La metodologia prevede quattro fasi: propedeutica, valutazione preliminare, valutazione approfondita e pianificazione degli interventi.

 

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