Una dipendente rimaneva ferita alla mano sinistra durante una operazione di raddrizzamento di un cartone che non scorreva correttamente nella macchina piegatrice e incollatrice. La Corte di appello di Venezia confermava la decisione del Tribunale di primo grado che aveva ritenuto la società datrice di lavoro responsabile dell’illecito amministrativo di cui al D.Lgs. n. 231 del 2001, art. 25-septies, comma 3, per avere consentito il verificarsi del reato di lesioni personali, aggravato dalla violazione della normativa antinfortunistica. In particolare, veniva contestato al legale rappresentante della società che il reato fosse stato commesso nell’interesse della società, in ragione dell’assenza di un modello organizzativo avente ad oggetto la sicurezza sul lavoro e, in particolare, di un organo di vigilanza che verificasse con sistematicità e organicità la rispondenza delle macchine operatrici alle normative comunitarie in tema di sicurezza, nonché l’adeguatezza dei sistemi di sicurezza installati sulle stesse.
Tuttavia, la società ricorreva in Cassazione, lamentando, tra le altre motivazioni, da un lato che la lavoratrice fosse esperta e istruita adeguatamente sulle procedure e sui rischi e, ciononostante avesse, in occasione dell’infortunio, agito d’istinto; dall’altra che i giudici di merito non avevano reso specifica motivazione sulle ragioni per le quali la società sia tenuta a rispondere “oggettivamente” di qualsivoglia atteggiamento istintuale, posto in essere persino da una lavoratrice esperta.

I giudici di merito fondavano la responsabilità amministrativa della società sulla “accertata mancanza del modello organizzativo” definito dal D. Lgs. 231/01 e sul conseguente “risparmio di spesa quale tempo lavorativo da dedicare alla sua predisposizione ed attuazione”, richiamando, genericamente, ulteriori voci di (possibile) risparmio di spesa.
La Corte di Cassazione ha efficacemente osservato che l’assenza del modello organizzativo di cui al D. Lgs. 231/01, la sua inidoneità o la sua inefficace attuazione, non sono ex se elementi costitutivi dell’illecito dell’ente. La colpa nella organizzazione sottesa all’adozione del modello organizzativo, infatti, va specificamente provata dall’accusa, mentre l’ente può dare dimostrazione della assenza di tale colpa. La Suprema Corte fa rilevare che, nel caso di specie, ci si è limitati ad addebitare alla società la mera assenza di un modello organizzativo, senza specificare in cosa sarebbe consistita la “colpa di organizzazione” da cui sarebbe derivato il reato presupposto. In vero, i soggetti apicali della società sono stati ritenuti colpevoli del reato contestato in ragione della commissione di specifiche omissioni e violazioni della normativa prevenzionistica, nella loro qualità di datori di lavoro. L’ente societario, d’altro canto, deve risponde a diverso titolo di un illecito ben distinto, sia pure derivante dal medesimo reato.

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La VI Sez. della Corte di Cassazione, dunque, accogliendo il ricorso della società, con sent. n. 18413 del 10/05/2022, afferma la carente ed ambigua formulazione della sentenza impugnata, formatasi in un percorso accusatorio carente e contraddittorio in punto di responsabilità dell’ente che, per certi versi, ha sovrapposto e confuso i profili di responsabilità da reato degli amministratori/datori di lavoro dai profili di responsabilità da illecito amministrativo della compagine sociale. L’affermata “mancanza del modello organizzativo” non può costituire elemento tipico dell’illecito amministrativo in contestazione, per la cui sussistenza occorre, invece, fornire positiva dimostrazione della sussistenza di una “colpa di organizzazione” dell’ente, aspetto che non è stato minimamente affrontato dalla Corte territoriale.

È bene, tuttavia, ribadire e sottolineare che gli aspetti che riguardano le dotazioni di sicurezza e i controlli riguardanti il macchinario specifico sul quale si è verificato l’infortunio, attenevano essenzialmente a profili di responsabilità del soggetto datore di lavoro. Quindi, tali profili di responsabilità colposa degli amministratori della società, in relazione alla riscontrata violazione della normativa per tutela della sicurezza sul lavoro, non hanno nulla a che vedere, di per sé soli, con l’elemento “colpa di organizzazione” previsto dal modello di organizzazione, gestione e controllo previsto dal D. Lgs. 231/01.

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