Chat with us, powered by LiveChat

Prevenzione dei rischi di esposizione ad agenti cancerogeni nelle aziende che lavorano il legno

Falegname al lavoro

Il Piano Regionale della Prevenzione ( PRP) 2014-2018, approvato con Delibera di Giunta Regionale n.302 del 22/03/2016, ha tra i suoi obiettivi quello di ridurre l’esposizione agli agenti cancerogeni negli ambienti di lavoro puntando sulla macro area di riferimento riguardante la Salute e la Sicurezza nei luoghi di lavoro.

Quali sono gli agenti cancerogeni presenti nelle falegnamerie?

Negli ultimi anni il rischio da esposizione ad agenti cancerogeni ha portato all’incremento delle malattie professionali di carattere respiratorio, per questo motivo la SPISAL ( Servizio Prevenzione Igiene e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro) sta effettuando una campagna di verifica delle condizioni di igiene e sicurezza all’interno delle aziende nel comparto falegnamerie.

In particolare la SPISAL si sta concentrando sul rischio derivante:

  • dalla formazione delle polveri di legno duro, un agente accertato cancerogeno;
  • dall’uso della formaldeide (agente cancerogeno dal 2016).

Per quanto riguarda le polveri di legno duro, il nuovo limite corrisponde a 2 mg/m³, se queste polveri sono mescolate con altre polveri di legno il valore si applica a tutte le polveri di legno presenti. In fase transitoria, quindi fino al 17 Gennaio 2023, è consentito un limite più elevato, pari a 3 mg/m³.

Cosa deve fare l’azienda per essere in linea con la Normativa vigente?

Tutte le aziende i cui lavoratori sono esposti a tali rischi devono redigere ed inviare allo SPISAL e all’Inail il Registro degli esposti ad agenti cancerogeni.

Tale campagna è stata intrapresa proprio per verificare il rispetto della normativa in vigore, in quanto attualmente sono presenti in archivio pochissimi registri di questo tipo.

L’obiettivo del PRP è quello di interagire con le imprese attraverso forme innovative, evitando di svolgere un semplice ruolo di vigilanza.

In particolare, lo SPISAL si soffermerà su:

  • Verifica dell’efficacia del sistema di aspirazione, invitando l’azienda ad adeguarlo se non a norma;
  • Indagini ambientali all’interno dei luoghi di lavoro per verificare il rispetto del limite di esposizione professionale a livello respiratorio almeno ogni 2 anni;
  • Valutazione del rischio cancerogeno;
  • Registro degli esposti , da inviare allo SPISAL e all’Inail;
  • Specifica sorveglianza sanitaria;
  • Registro di manutenzione delle attrezzature compilato con evidenza della pulizia periodica all’interno dei luoghi di lavoro;
  • Informazione, formazione e addestramento dei lavoratori sul rischio cancerogeno, sull’uso corretto dell’impianto di aspirazione e dei dispositivi di protezione individuale.

Quali sono le sanzioni?

In caso di riscontro di inadempienze da parte dello SPISAL l’azienda può incorrere in:

  • arresto da tre a sei mesi o ammenda da 2.740,00 a 7.014,40 euro per la mancata valutazione del rischio;
  • arresto da tre a sei mesi o ammenda da 2.740,00 a 7.014,40 euro per l’assenza delle procedure o il funzionamento non corretto dell’impianto;
  • arresto fino a sei mesi o ammenda da 2.192,00 a 4.384,00 euro per la mancata formazione;
  • arresto da tre a sei mesi o ammenda da 2.740,00 a 7.014,40 euro per la mancata sorveglianza sanitaria.
By |2018-07-18T11:01:12+00:00Luglio 18th, 2018|Sicurezza sul Lavoro|
Traduci »
WhatsApp Hai bisogno di aiuto?