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Microclima: Cos’è? Come valutare lo stress termico negli ambienti freddi?

 

Il microclima è l’insieme dei fattori fisici ambientali che insieme ai parametri quali attività metabolica ed abbigliamento caratterizzano gli scambi termici tra ambiente e lavoratori.

I fattori che determinano il microclima sono:

  • temperatura dell’aria
  • temperatura media radiante
  • velocità dell’aria
  • umidità relativa.

In base alle condizioni micro-climatiche, gli ambienti di lavoro si distinguono in:

  1. ambienti moderati, in cui si possono raggiungere condizioni di comfort (anche attraverso il contributo di impianti di condizionamento);
  2. ambienti severi caldi/freddi, in cui tali condizioni non possono essere garantite e pertanto ci si deve preoccupare di assicurare la salute e la sicurezza del lavoratore (ad esempio nelle celle frigorifere).

Negli ambienti vincolati freddi, esistono vincoli in grado di pregiudicare il raggiungimento di condizioni di comfort. La valutazione da eseguire, per il rischio micro-climatico, deve mirare a verificare innanzitutto l’esistenza e successivamente l’entità di un eventuale stress termico. Se il riferimento legislativo fondamentale per la valutazione degli ambienti termici vincolati è il capo I del Titolo VIII del D.Lgs. 81/2008, la legge non contiene indicazioni relative ai metodi mediante i quali verificare la presenza e valutare uno stress termico. In assenza di disposizioni di legge, la materia è interamente delegata alle norme tecniche.

Il metodo IREQ per gli ambienti freddi

Riguardo agli ambienti freddi, la normativa tecnica fa riferimento unicamente al metodo IREQ (Insulation REQuired ovvero isolamento richiesto), discusso nella norma UNI EN ISO 11079:2007. In questo metodo – in analogia con il metodo PMV utilizzato in ambienti termici moderati e il metodo PHS utilizzati in ambienti caldi – si fonda sulla nozione che le condizioni ideali coincidono con la condizione di neutralità termica, mentre lo stress termico è sempre più intenso quanto più lo squilibrio energetico (in questo caso negativo, ovvero contraddistinto da una perdita netta di energia) è grande.

A questo proposito il metodo IREQ non solo si basa sulle equazioni del bilancio termico dell’organismo umano, ma utilizza un codice che analizza tutti gli scambi di energia fra soggetto ed ambiente, fornisce l’isolamento termico del vestiario IREQ, richiesto allo scopo di mantenere condizioni organiche accettabili durante l’esposizione.

Dunque il codice IREQ, differentemente dal codice PHS, non mostra una dipendenza esplicita dal tempo. E la scelta di risolvere l’equazione assumendo come incognita il vestiario richiesto riflette l’importanza centrale di questo parametro, in assenza di efficienti meccanismi fisiologici di minimizzazione della dissipazione del calore.

I parametri e l’affidabilità del metodo

Quali sono i parametri necessari per il metodo IREQ? In particolare le quantità richieste per l’applicazione del metodo IREQ sono le stesse su cui si basano i metodi PMV e PHS, ovvero quattro quantità fisiche identificate come parametri ambientali e due descrittori di specifiche caratteristiche dell’individuo identificati come parametri individuali:

  • temperatura dell’aria
  • temperatura media radiante
  • pressione parziale del vapore acqueo
  • velocità relativa dell’aria
  • attività metabolica
  • isolamento termico del vestiario.

Inoltre, l’affidabilità del metodo IREQ risulta verificata soltanto all’interno di determinati intervalli stabiliti sia per i parametri ambientali che per i parametri individuali.

Il descrittore del rischio

Il metodo IREQ utilizza un unico descrittore del rischio detto IREQ, ma prevede il calcolo di due diversi valori di quest’indice:

  • IREQmin è il valore di isolamento termico in grado di assicurare condizioni minime accettabili, ovvero con presenza di una sensibile, ma tollerabile, sensazione di freddo;
  • IREQneutral è il valore di isolamento termico in grado di garantire condizioni di neutralità termica.

Si indica, infine, che è possibile applicare il metodo IREQ utilizzando (ad esempio all’interno di una macro di Excel) il codice di calcolo (JAVA) reperibile alla pagina web sopra indicata. L’appendice F della stessa norma contiene numerosi esempi dei risultati dell’applicazione del modello a casi pratici, i quali possono essere utilizzati per verificare l’esattezza di eventuali codici messi a punto dall’utente sulla base di quello fornito nella norma.

Concludiamo rimandando alla lettura integrale del documento che, in relazione al metodo IREQ per valutare lo stress termico in ambienti freddi, riporta ulteriori indicazioni su:

  • limiti di accettabilità
  • tempi massimi di esposizione
  • pause
  • misure dei parametri fisici
  • stima dei parametri soggettivi.

Per maggiori informazioni scarica il documento da cui è tratto l’articolo:

La valutazione del microclima. L’esposizione al caldo e al freddo. Quando è un fattore di discomfort. Quando è un fattore di rischio per la salute”.

Fonte: puntosicuro.it

 

By |2019-11-29T08:52:49+00:00Novembre 29th, 2019|Sicurezza sul Lavoro|
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