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Infortuni e malattie: quali sono le responsabilità del datore di lavoro?

Datore di Lavoro

  1.   Premesse storico-giuridiche

In Italia l’inquadramento giuridico della responsabilità e del risarcimento nei confronti dei lavoratori infortunatisi nel corso della loro attività lavorativa ha iniziato ad imporsi, dal punto di vista legislativo, solo dopo il 1870. A partire da questo momento, infatti, si è verificato un incremento dell’attività in vari settori produttivi, con conseguente aggravamento del fenomeno infortunistico, che ha posto necessariamente all’attenzione della classe politica e della riflessione teorica la questione degli infortuni sul lavoro.

  1.   Normativa nazionale e comunitaria

All’interno dell’ambiente di lavoro, il soggetto che deve garantire al lavoratore assistenza e sicurezza in caso di infortunio o malattie professionali è il datore di lavoro, sia esso persona fisica o giuridica.

Tale responsabilità del datore di lavoro viene attribuita innanzitutto da alcuni fondamentali articoli della Costituzione, nello specifico dai seguenti:

  • art. 32 – Tutela della salute nei luoghi di lavoro;
  • art. 35 – Tutela del lavoro;
  • art. 38 – Tutela del lavoratore in caso di infortunio, malattia;
  • art. 41 – L’iniziativa economica privata non può svolgersi in modo da arrecare danno alla sicurezza alla libertà, alla dignità umana.

Nell’ambito del nostro ordinamento la prima Legge che disciplina gli infortuni sul lavoro, introducendo l’assicurazione obbligatoria in specifiche tipologie di aziende, è la legge n.80 del 17 Marzo 1898, seguita da provvedimenti legislativi di prevenzione.

Il primo Testo Unico di legge per gli infortuni degli operai sul lavoro, invece, viene emesso con R.D. n. 51 del 31.1.1904 e prevedeva per i datori di lavoro l’obbligo di adottare le misure prescritte dalle leggi e dai regolamenti per prevenire gli infortuni e proteggere la vita e l’integrità personale degli operai.

Seguì la legge n. 1765 del 17.8.1935, che attuò l’unificazione delle disposizioni relative all’assicurazione contro gli infortuni e contro le malattie professionali.

Il Testo Unico 1124 del 1965, che ha rappresentato il culmine di un processo che ha progressivamente esteso le attività soggette alla tutela assicurativa includendo anche le malattie professionali ed il D.Lgs. n. 38 del 2000, riguardante il danno biologico, costituiscono l’attuale normativa speciale di riferimento.

Anche il Codice Civile ed il Codice Penale dispongono riguardo la responsabilità del datore di lavoro riguardo infortuni e malattie, in particolare gli artt. 2087 e 2089 del Codice Civile e gli artt. 437 e 451 del Codice Penale.

All’interno del D.Lgs. 626/94 e del D.lgs n. 81/2008 sono, poi, elencati tutti i reati contravvenzionali per omissione di misure di sicurezza.

Anche all’interno del Diritto Comunitario possiamo trovare altrettanti riconoscimenti del diritto della salute e sicurezza del lavoratore con conseguenti obblighi per chi è datore di lavoro.

Già il Trattato di Roma, del 25 marzo 1957, all’art.118 prevedeva la protezione del soggetto contro gli infortuni sul lavoro.

Anche il successivo Regolamento CEE del 14 giugno 1971 n. 1408 afferma il diritto di rivalsa degli Enti assicuratori nei confronti del responsabile dell’infortunio, così come la Direttiva 39/391 art.5 che riconosce l’obbligo del datore di lavoro di garantire la sicurezza e la salute dei lavoratori in tutti gli aspetti connessi con il lavoro.

La stessa Costituzione Europea ha ribadito il diritto a condizioni di lavoro sane e sicure (art. II -91),ed il diritto ad un livello elevato di protezione della salute umana (art. II-95).

Le Direttive devono, comunque, essere recepite dallo Stato Membro con apposita legge, come previsto anche dalla stessa Costituzione che all’articolo 10 impone di uniformarsi alle norme del diritto internazionale.

Pertanto, la responsabilità del datore di lavoro per inosservanza dei suddetti principi è riconosciuta anche in sede di diritto comunitario, con la conseguenza che un’eventuale normativa interna di uno Stato membro non potrebbe escludere tale responsabilità in quanto contraria a norme comunitarie prevalenti sulla normativa nazionale.

  1.   I tipi di responsabilità

La responsabilità del datore di lavoro sorge quando questi non ha osservato gli obblighi a lui imposti per la tutela del lavoratore.

Al datore di lavoro possono essere riconosciute tre tipi di responsabilità:

  • responsabilità civile
  • responsabilità penale
  • responsabilità amministrativa

 

a) Responsabilità civile

 

Una norma basilare del Codice Civile, come accennato nel paragrafo precedente, è l’art. 2087, che obbliga l’imprenditore ad adottare, nell’esercizio dell’impresa, le misure che secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro.

Nel caso in cui il datore di lavoro non abbia impedito il verificarsi dell’evento, entra in azione l’art.40 del Codice Penale, giustificando l’azione di regresso dell’ente assicuratore nei confronti del datore di lavoro inadempiente.

La norma risulta generica riguardo alcuni parametri quali la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, per imporre, poi, al datore di lavoro le misure di sicurezza da adottare, sempre in linea con l’evoluzione della tecnica e dell’esperienza per ritenersi in regola con le misure di sicurezza adottate.

Un’altra norma del Codice Civile da considerare in tale sede è l’art. 2049, che sancisce la responsabilità di coloro che, nello svolgere determinate attività, si servono di altre persone, dirigendo e vigilando il loro operato.

Il datore di lavoro risponde, dunque, dei danni causati da violazione di misure di sicurezza compiuti dai suoi preposti o sorveglianti.

Si tratta di un caso di responsabilità che la legge prevede senza indagare sul comportamento del soggetto, responsabilità che nasce per il sol fatto che il preposto abbia commesso l’illecito nello svolgimento delle incombenze a lui attribuite dal datore di lavoro.

Il principio della responsabilità oggettiva del datore di lavoro viene anche ripreso dalle norme speciali contro gli infortuni e le malattie professionali di cui al TU 1965/1124, che prevede tale responsabilità all’art. 10 come presupposto dell’azione di regresso dell’INAIL.

Ciò posto, il riconoscimento di responsabilità civile del datore di lavoro comporta l’obbligo di risarcire i danni causati al lavoratore a seguito del fatto lesivo verificatosi.

E’ necessario considerare anche l’assicurazione obbligatoria Inail ed i suoi riflessi sulla responsabilità civile del datore di lavoro.

Infatti, la responsabilità civile del datore di lavoro permane, nonostante la suddetta assicurazione, quando abbia avuto condanna penale per il fatto dal quale è derivato l’infortunio.

Permane la responsabilità civile del datore di lavoro, nonostante l’assicurazione INAIL, anche quando vi sia sentenza penale a carico del preposto alla direzione o sorveglianza del lavoro ritenuto direttamente colpevole dell’infortunio.

È questo il caso di responsabilità oggettiva del Dl ex art. 2049 c.c. di cui si è detto.

   b) Responsabilità penale

La responsabilità penale del datore di lavoro è disciplinata dall’art. 437 del Codice Penale, che stabilisce la responsabilità di chiunque omette di collocare impianti, apparecchi o segnali destinati a prevenire disastri o infortuni sul lavoro ovvero li rimuove o li danneggia è punito con la reclusione, con l’aggravante specifica se dal fatto deriva un disastro o un infortunio.

Il suddetto reato prevede, dunque, che la colpa non sia specificamente provata ma è insita nell’omissione stessa.

Tale responsabilità è disciplinata, come detto precedentemente, anche dall’art. 451 del Codice Penale.

Quest’ultimo prevede che l’omissione o la rimozione di apparecchi destinati all’estinzione di un incendio o al salvataggio o al soccorso contro disastri o infortuni sul lavoro sia considerato un delitto determinato da omissione, delitto che interessa sia il datore di lavoro sia altri che lo abbiano compiuto. Per tale reato occorre provare la colpa.

Più specifiche sono, invece, le norme previste dal D.Lgs. 626/1994 che si rivolgono direttamente al datore di lavoro ed impongono determinati comportamenti la cui inosservanza determina responsabilità penale del datore di lavoro medesimo.

Il successivo D.Lgs. n. 81 del 2008 ha ripreso ed ampliato le norme di sicurezza già previste nelle vecchie leggi, di cui in particolare le norme di sicurezza previste dal D.P.R. 27 aprile 1955 n.547, ed ha reso più incisivi gli obblighi del datore di lavoro di quanto non fossero già indicati nel D.Lgs. 626/1994 che non aveva avuto, in effetti, piena osservanza .

 c)  Responsabilità amministrativa

Responsabilità della società datrice di lavoro

Il Decreto legislativo 8 giugno 2001 n. 231 ha riconosciuto la responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, siano esse società o associazioni anche prive di personalità giuridica. Tale responsabilità, rilevata in sede penale, si aggiunge a quella della persona fisica che materialmente ha realizzato l’illecito. Viene rilevata in sede penale la responsabilità degli enti, per la prima volta, con lo scopo di coinvolgere nella punizione degli illeciti penali il patrimonio degli enti stessi e di conseguenza il patrimonio dei soci, che prima di tale normativa non subivano nessuna conseguenza in relazione ai reati commessi da amministratori e dipendenti.

I reati presi in considerazione sono l’omicidio colposo o le lesioni gravi e gravissime commesse con violazione degli obblighi non delegabili del datore di lavoro.

Copertura assicurativa Inail

L’INAIL è un ente di assicurazione pubblica che dà al datore di lavoro una copertura assicurativa, in caso di evento lesivo occorso ad un suo dipendente che possa classificarsi infortunio sul lavoro o malattia professionale, .

La normativa di riferimento è il TU n.1124 del 1965 e successive norme integrative, in particolare il D.Lgs. n. 38 del 2000.

Secondo la citata normativa, si definisce infortunio sul lavoro quello avvenuto per causa violenta in occasione di lavoro da cui sia derivata la morte o un’inabilità permanente al lavoro assoluta o parziale o una inabilità assoluta temporanea.

Una malattia può essere definita professionale se presente tra quelle indicate nella tabella, contratte nell’esercizio e a causa delle lavorazioni specificate nella tabella e quelle non indicate in tabella e non causate da una lavorazione specificata, purchè sia comunque provata la causa di lavoro.

Detto ciò, l’assicurazione che copre tali eventi lesivi esonera il datore di lavoro dalla responsabilità civile, permane, invece, se vi sia stata condanna penale del datore di lavoro o dei suoi preposti di cui risponde ex art. 2049 c.c..

All’infortunato beneficiario dell’assicurazione l’Ente corrisponde l’indennizzo al posto del datore di lavoro. Nel caso in cui  l’indennizzo dell’Inail non copra l’intero risarcimento civilmente dovuto all’infortunato, il datore di lavoro risultato penalmente responsabile è tenuto a risarcire al proprio dipendente quella parte di danno non coperta dall’assicurazione.

Costituzione di parte civile nei confronti del datore di lavoro

Le persone danneggiate dal reato, nella persona dell’infortunato o dei suoi congiunti, possono costituirsi parte civile nel procedimento penale instaurato contro il responsabile dell’illecito penale che viene a lui imputato.

Per molto tempo si è parlato di costituzione di parte civile dell’Inail quale ente assicuratore dell’infortunato. L’interesse potrebbe essere connesso al diritto di regresso riconosciuto all’Inail nei confronti del datore di lavoro penalmente responsabile per ottenere il rimborso delle prestazioni erogate all’infortunato. In ogni caso, l’intervento dell’Inail nei procedimenti penali per infortuni e malattie professionali è ritenuto utile ad incentivare le aziende alla prevenzione. L’Inail può ritenersi quanto meno ente rappresentativo di interessi lesi dal reato e quindi, come tale, intervenire. Il bene leso sarebbe quello della integrità fisica del lavoratore a cui l’Inail per legge è preposto alla tutela, infatti l’ente svolge una funzione anche di prevenzione.

Più volte la Cassazione ha emesso sentenze sull’argomento fin quando la questione è stata definitivamente risolta con l’emanazione della legge n. 123 del 2007.

Infatti, l’articolo 2 della citata legge impone al Pubblico Ministero di informare l’Inail quando eserciti l’azione penale per omicidio colposo o lesioni gravi o gravissime commesse con violazione di norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro, ai fini dell’eventuale costituzione di parte civile.

Dunque l’Inail è riconosciuto dal legislatore legittimato ad essere parte civile nel processo penale, sarà poi l’ente a decidere se costituirsi o meno.

Il diritto è stato ribadito all’articolo 61 del successivo D.lgs. n.81 del 2008.

Tutto quanto riportato consente di definire le responsabilità attribuite al datore di lavoro dell’infortunato nel caso in cui si verifichino infortuni sul lavoro a lui imputabili.

By |2018-07-18T12:45:23+00:00Luglio 18th, 2018|Sicurezza sul Lavoro|
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