Cos’è il Gas Radon?

Il gas radon è un gas radioattivo naturale presente sul Pianeta Terra e la sua concentrazione varia di zona in zona. Chimicamente si tratta di un gas nobile, inerte, inodore e incolore. Esso si forma di continuo in alcuni strati rocciosi della crosta terrestre e deriva dal decadimento del Radio 226, isotopo presente nella catena radioattiva dell’Uranio 238. A sua volta anche il gas radon decade, dando vita appunto ad altri elementi radioattivi comunemente detti “figli” del radon.

Il rischio di elevate concentrazioni di gas radon è presente soprattutto in zone in corrispondenza di faglie o fratture geologiche, in quanto esse emerge più facilmente dagli strati profondi. Alte concentrazioni si misurano anche in presenza di rocce granitiche contenti grandi quantità di Uranio e in materiali derivanti dalle rocce vulcaniche, quali pozzolana, tufi e altri prodotti affini.

Quali sono i rischi per la salute?

Attualmente si ritiene che il Gas Radon sia la seconda causa di tumore polmonare in Italia. Questo gas inoltre è considerato uno dei contaminanti radioattivi più pericolosi a livello mondiale, in quanto è statisticamente provato che la sua esposizione provoca un aumento esponenziale del rischio di contrarre per l’appunto il cancro ai polmoni.

La pericolosità del radon è dovuta al fatto che i suoi prodotti di decadimento, essendo carichi elettricamente, si legano al particolato sospeso nell’aria e quindi riescono facilmente ad entrare nelle vie respiratorie attaccandosi alla superficie dei tessuti polmonari. In questo modo queste particelle proseguono il decadimento all’interno del nostro organismo e provocano ingenti danni al Dna delle cellule.

NUOVA NORMATIVA NAZIONALE – D.lgs 101/2020

Il Governo Italiano ha introdotto in data 21/02/2024 un Piano nazionale d’azione per il radon valido nel decennio 2023 – 2032. Con l’adozione di quest’ultimo, anticipato già dal Decreto legislativo n. 101 del 31 luglio 2020, vengono introdotte nello specifico Metodologie e strategie per lo svolgimento di campagne di misurazione del radon indoor.

Obblighi per i datori di lavoro sul Gas Radon

Questo decreto legislativo individua alcune tipologie di luoghi di lavoro per i quali il datore di lavoro è obbligato ad effettuare il monitoraggio del gas radon entro 24 mesi dall’inizio dell’attività. In particolare è importante consultare dapprima gli elenchi dei comuni in Area prioritaria che sono pubblicati da ogni Regione.

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Chiama

Al termine del monitoraggio la relazione tecnica del gas radon diventa parte integrante del DOCUMENTO DI VALUTAZIONE DEI RISCHI (DVR), pertanto deve essere allegata allo stesso. Inoltre i valori di concentrazione ottenuti devono essere caricati sul nuovo portale nazionale SINRAD.

Modalità di misurazione

Il metodo più utilizzato per la misurazione di concentrazione di gas radon è il monitoraggio passivo. Esso prevede l’installazione di particolari rilevatori denominati dosimetri ogni 100 m2. Nel caso di più ambienti divisi tra loro e di misura inferiore ai 100 m2 è prevista comunque una misura in ogni ambiente. Le principali indicazioni in ogni caso sono le seguenti:

  • Utilizzo di particolari rilevatori denominati “dosimetri” (CR39);
  • Durata del monitoraggio di un anno solare suddiviso in due distinti semestri consecutivi;
  • Installazione dei dosimetri ogni 100 m2;
  • Evitare di installare i dosimetri in prossimità di fonti di calore, nei luoghi di passaggio o in prossimità di forti correnti d’aria;
  • Posizionare i dosimetri ad un’altezza compresa tra 1 e 2 metri;

 

 

Limiti Normativi

Il valore del livello di riferimento nei luoghi di lavoro è fissato a 300 Bq/m3, in accordo a quanto indicato nella direttiva 2013/59/Euratom. Se i valori dovessero risultare oltre il limite, il datore di lavoro deve provvedere ad adottare un “piano di risanamento”.

Sanzioni

Se il datore di lavoro non esegue le disposizioni contenute nel Decreto è soggetto ad alcune sanzioni:

  • arresto da 1 a 6 mesi o ammenda compresa tra i 2.000€ e i 15.000€ per chi non effettua le misurazioni secondo le modalità e le scadenze indicate;
  • arresto da 1 a 6 mesi o ammenda compresa tra i 5.000€ e i 20.000€ per chi non si avvale di professionisti esperti e non attua le misure correttive previste;
  • sanzione amministrativa da 2.000€ a 10.000€ per chi non comunica e non trasmette i risultati ottenuti alla banca dati.

Area Tecnica Meleam

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