Per prevenire i rischi degli ambienti sospetti di inquinamento o confinati presenti nelle cantine vinicole è necessario verificare se esistono valide misure alternative rispetto all’introduzione di un lavoratore all’interno di tali ambienti.

Se l’accesso è necessario dovrà essere effettuata un’analisi approfondita di tutti luoghi, delle attività, dei potenziali pericoli e dei relativi fattori di rischio e attuare tutte le adeguate misure di prevenzione e protezione per tutelare la salute e sicurezza dei lavoratori.

L’areazione e la ventilazione degli ambienti

Per garantire la sicurezza dei lavoratori che operano in ambienti sospetti di inquinamento o confinati il datore di lavoro deve adottare tutte le misure relative a luoghi, agenti chimici, attrezzature, procedure.

I locali interni dove sono ubicati i fermentini, nei quali ha luogo il processo di fermentazione del mosto che produce calore ed anidride carbonica, dovranno essere adeguatamente ventilati durante tutto il periodo della fermentazione, in modo da allontanare il gas derivato dalle reazioni chimiche mediante idonee aperture permanenti a livello di pavimento, muri perimetrali e porte di accesso.

Se non fosse tecnicamente possibile realizzare porte e finestre apribili secondo i parametri richiesti dalle normative, dovranno essere realizzati idonei impianti di aerazione meccanica. E queste situazioni sono frequenti nel caso in cui ci si trovi di fronte ad una ristrutturazione o ad un recupero di strutture già precedentemente adibite a cantina e corredate della specifica destinazione d’uso. A tale fine, a seconda dei casi, dovranno essere predisposti adeguati dispositivi quali: impianti di estrazione ed espulsione aria; captazione alla sommità dei vasi vinari della CO2 sviluppata e suo allontanamento in atmosfera esterna mediante condotti dedicati.

Nel caso in cui venga realizzato un impianto meccanizzato di estrazione della CO2, questo dovrà essere dotato di dispositivo di segnalazione sonora e luminosa in caso di guasto del sistema con arresto del ventilatore.

Considerando che la CO2 è inodore, al fine di un monitoraggio permanente dell’aria ambiente, sono utili rilevatori posizionati ad una quota di poco superiore a quella del pavimento (per i motivi legati al peso specifico del gas, maggiore di quello dell’aria) e nei punti significativi delle zone a rischio collegati a un sistema di segnalazione sonora al superamento del valore di soglia. In alcuni casi, quando l’allontanamento del gas avviene mediante aperture a comando manuale o comunque non proporzionate ai volumi di gas da espellere, potrebbe essere necessario che il sistema di rilevazione di CO2 sia collegato un impianto di aerazione con attivazione automatica e segnalazione di allarme.

Particolare attenzione deve poi essere prestata anche alla ventilazione dei locali contigui a quelli in cui sono installati i fermentini e che si trovano a quota inferiore. In detti locali, infatti, potrebbero stratificarsi importanti quantitativi di CO2.

Per quanto riguarda, infine, la ventilazione degli ambienti, dovranno essere disponibili specifiche attrezzature, quali ventilatori portatili di immissione/estrazione aria e tubi collegati alla rete di aria compressa o a generatori di aria. A riguardo, bisogna ricordare che l’utilizzo di aria compressa come fonte di aria respirabile è soggetto a specifiche prescrizioni. Infatti, se proveniente da un compressore standard, è necessario garantire che sia sottoposta a un trattamento che ne porti la qualità a un livello conforme.

Inoltre gli ambienti confinati potenzialmente inquinati da sostanze asfissianti, quali i vasi vinari, devono essere ventilati prima dell’accesso da parte dei lavoratori; assicurando adeguati e completi ricambi dell’aria interna, fino a raggiungere una percentuale di ossigeno pari a quella normalmente presente in atmosfera. Ove siano presenti almeno due aperture, si può effettuare un’aspirazione per rimuovere gas e vapori. In alternativa può essere messa in atto una ventilazione forzata in grado di assicurare un completo lavaggio dell’atmosfera interna, garantendo la rimozione delle eventuali sacche di gas.

Gli ostacoli, le attrezzature e la segnaletica

Riportiamo alcune altre indicazioni del documento in merito alle misure preventive e protettive in ambienti sospetti di inquinamento o confinati:

–     eliminazione degli ostacoli: la corretta disposizione e l’ancoraggio delle tubazioni flessibili consente il transito in sicurezza delle persone, soprattutto in caso di emergenza;

–     impiego di idonee attrezzature: una possibile soluzione per evitare l’ingresso di un lavoratore all’interno di un vaso vinario non dotato di sistema fisso di lavaggio, durante le operazioni di pulizia interna, è l’uso di lancia, per l’erogazione di soluzione detergente, collegata a una pompa ed applicata al boccaporto o introdotta attraverso il medesimo e manovrata dall’operatore esterno;

–     segnaletica: il datore di lavoro deve provvedere affinché in ogni area/attrezzatura della cantina, individuate come ambienti confinati o sospetti di inquinamento, sia affissa adeguata segnaletica che informi dei pericoli presenti, vietando l’accesso ai non autorizzati. Anche che le tubazioni adducenti gas allo spazio confinato devono essere contrassegnate in modo indelebile circa il gas contenuto, al fine di evitare errori o scambi di prodotto chimico con aria compressa. Ulteriore misura di garanzia è rappresentata da raccordi di derivazione diversificati e incompatibili tra loro, specifici a seconda del singolo gas.

Il monitoraggio dell’aria ambiente

Per garantire condizioni di sicurezza all’interno degli ambienti sospetti di inquinamento, occorre che sia effettuato, durante l’attività lavorativa, un controllo continuo dell’atmosfera.

Per un adeguato monitoraggio dell’aria ambiente possono essere utilizzati rilevatori portatili e per le misure, bisogna tener conto della densità relativa dei gas presenti rispetto all’aria.

In particolare ai lavoratori che operano negli ambienti confinati dovranno essere applicati sensori di ossigeno tarati a concentrazioni pari a quella atmosferica. I rilevatori dovranno emettere segnale di allarme acustico-visivo nel caso in cui la percentuale di ossigeno si riduca al di sotto del 20%.

Chiaramente l’uso di apparecchi di misura comporta la preliminare conoscenza delle caratteristiche degli strumenti, con particolare riferimento a praticità, sensibilità e selettività rispetto alle sostanze da rilevare, tempi di risposta, modalità di corretta gestione dei parametri di taratura”. Si ricorda che i rilevatori sono generalmente impostati con preallarme al 19,5% di O2 soglia minima di O2 indicata per la respirazione in sicurezza. In ogni caso è possibile che l’utilizzatore imposti il valore di allarme/preallarme secondo le condizioni di sicurezza valutate precedentemente.

Fonte: puntosicuro.it